Il mio nome è Dyllit Maledàar, ho quattordici anni e sono la figlia di Lord Visengard Maledàar, sovrano delle isole dell’arcipelago di Edèrwyn, situato tra la grande isola di Harn e la regione di Venarive, posta a Nord-Ovest del continente di Lythia. Ciò che ci distingue dagli altri popoli è che io e la mia gente discendiamo da un arcano legame tra un popolo dalla pelle scura e degli antichi elfi: di conseguenza il nostro aspetto ricorda molto quello del popolo immortale ma abbiamo mantenuto la pelle scura e i capelli candidi pur rimanendo uomini e donne anche se con una vita molto più lunga rispetto agli altri.
La mia storia inizia circa un anno fa quando, durante un viaggio per mare, la nave sulla quale ci trovavamo io e mia sorella maggiore Sheru venne catturata dai pirati: io e Shehu venimmo portate sull’ isola di Melderyn, separate e vendute come schiave. Da allora non ho più visto mia sorella ne ho più avuto sue notizie; io passai di mano tra un gruppo di mercante di schiavi e un altro finché un giorno i miei ultimi aguzzini catturarono una strana giovane elfa che dall'aspetto sembrava avesse la mia età anche se era molto più vecchia di me, Ciò che in lei mi colpì fu che, anche se le avevano messo i ceppi il suo sguardo rimaneva fiero e indomito nonostante le frustate che le inflissero nel tentativo di piegare la sua volontà: tentativo che si rivelò del tutto vano.
Un giorno uno degli uomini che ci tenevano prigioniere mi costrinse a indossare degli abiti osceni e mi disse che avevano trovato un compratore per me: un tizio molto ricco a cui piacevano le ragazzine, il quale era rimasto affascinato dal mio aspetto esotico e che per me era disposto a sborsare una montagna di soldi. Quella notte rimasi a piangere perché avevo paura di quel che mi sarebbe capitato ma, cogliendomi di sorpresa quella giovane piccola elfa di nome Valglin mi si avvicinò e cerco di consolarmi dicendomi:
Non lascerò che ti facciano del male!
E che aveva già in mente un piano per fuggire, chiedendomi soltanto di assecondarla qualunque cosa fosse successa se volevo tornare libera. Io annuii…
Fu così che, nel cuore della notte, tramite una scheggia di metallo trovata chissà dove, Valglin riuscì ad aprire le catene che la bloccavano e, usando lo stesso pezzo di metallo, fu capace di uccidere uno degli uomini che doveva sorvegliarci, conficcandogli il pezzo di metallo nel collo ma un altro sorvegliante la vide e stava per coglierla alle spalle:
ATTENTA!
Gridai d’istinto e questo fu quanto bastò a Valglin per difendersi: senza girarsi ella sferrò un calcio all’indietro colpendo l’uomo nelle parti basse e, mentre questi si piegava dal dolore, lei sfilò una spada corta dalla cintura del primo morto e con essa ella colpì il secondo guardiano, uccidendolo al primo colpo!
Poi, prima che qualcun altro riuscisse a dare l'allarme, grazie al sonno da ubriachi che aveva accolto gli altri carcerieri, riuscì a ucciderli nel sonno uno ad uno riguadagnando così la libertà nostra e degli altri quattro schiavi che erano con noi, i quali non appena furono liberi si diedero alla fuga e non li vedemmo mai più. Mentre rovistava tra l'equipaggiamento dei carcerieri per recuperare le nostre cose trovammo un bel mandolino che mi ricordò i tempi in cui a casa avevo appreso a suonare uno strumento simile spingendomi anche negli aspetti arcani ed esotici della musica: cosa strana, non appena imbracciai quello strumento e ne pizzicai le corde, sentii come una certa affinità tra me e l'oggetto, quasi una sensazione come se esso fosse legato a me in qualche modo…
Quando fummo rivestita e rifocillate, Valglin mi confesso che discendeva da una stirpe di antiche sacerdotesse e che era in viaggio per ritrovare la priora del suo ordine che aveva abbandonato le sue consorelle dopo una serie di violenti contrasti con loro e mi chiese cosa volessi fare io: le risposi che più di ogni altra cosa volevo ritrovare mia sorella Sheru e allora Valglin mi propose:
E allora perché non viaggiamo assieme Dyllit? In questo modo potremo aiutarci a vicenda finché non avremo entrambe trovato colei che stiamo cercando. Che ne dici?
Non conoscendo questa terra e non sapendo cosa fare da sola, accettai di buon grado e così insieme ci mettemmo sulla strada.
E così viaggiammo per settimane partendo da Melderyn, passando sulla più grande Harn, fino ad arrivare a Tashal, la capitale del Regno di Kaldor, fermandoci qua e là nei centri abitati, improvvisando io spettacoli di cantastorie e musica mentre Valglin utilizzava le sue abilità per rubare i borselli delle persone che non erano sufficientemente attente ai loro averi, scappando subito dopo prima di venir scoperte. Una volta giunte nella capitale udimmo un proclama del re nel quale esso intendeva affidare un incarico molto importante a degli avventurieri che avessero deciso di giocarsi il tutto per tutto, convocando tutti i coraggiosi presso la Gilda degli Avventurieri alla mattina seguente. La cosa sembrava insospettire Valglin e di comune accordo decidemmo di recarci anche noi all'appuntamento e ascoltare il proclama del re.
In realtà il giorno dopo fu la giovane principessa ultimogenita a rendere note le volontà del sovrano: egli chiedeva a tutti coloro che avessero voluto cimentarsi in questo incarico di ritrovare una potente guaritrice elfica la quale, secondo il re era forse l'unica persona in grado di salvare il giovane principe primogenito ed erede al trono. Molti di questi sedicenti avventurieri si fecero avanti e Valglin stessa era convinta che la persona che il re stava cercando fosse proprio la priora del suo ordine! A quel punto assieme decidemmo di provare ad aggregarci a una compagnia di avventurieri che fosse andata la ricerca di questa misteriosa curatrice ma da chi andare? La risposta da un certo punto di vista venne da sé.
Infatti, nella confusione che si era generata al seguito di tale annuncio qualcosa brillo in uno degli astucci sulla cintura di Valglin: da essa lei estrasse quelle che sembravano quattro carte da gioco che in realtà rappresentavano quattro strane figure. Queste carte erano: il Re di Spade, la Forza, l'Incantatrice, e il Mago.
Fra tutte queste quella carta che più mi colpì era quella che raffigurava la forza: su di essa, infatti, era rappresentata la figura di un massiccio… umano dalla pelle grigiastra? No, in realtà esso somigliava a un membro di un popolo che abitava nelle mie terre natie: il popolo dei Gryx. Di essi le leggende narravano che, come il mio popolo nasceva da un'antica unione tra umani di pelle scura ed elfi, il loro nascesse da un'antica empia unione tra umani ed orchi anche se, nel corso degli anni, il loro popolo si era ingentilito e aveva perso le peculiari caratteristiche feroci che contraddistinguevano gli orchi purosangue.
Mentre gli avventurieri uscivano dalla sede della Gilda, iniziamo a seguire il massiccio guerriero che assomigliava alla carta in possesso di Valglin e notammo che gli altri che erano con lui assomigliavano alle altre carte in possesso della mia compagna. Per cercare di capire qualcosa di più Valglin mi chiese di continuare a seguirli mentre lei li sorvegliava da lontano mescolandosi alla folla: per non sbagliare io continuai a seguire il grosso omone che spiccava nettamente tra la gente ma così facendo non mi accorsi che due degli altri si erano accorti di me e rimasero volutamente indietro per poi cogliermi completamente di sorpresa.
Mentre l'incantatrice e il mago mi bloccarono il passo, chiedendo chi fossi e perché gli stessi seguendo Valglin uscì dalla folla brandendo la sua spada corta e portandosi a mio fianco in atteggiamento protettivo ma, subito dopo, dichiarò di non voler combattere e rinfoderando la sua lama e mostrando loro le mani aperte in segno di resa. Non appena la mia compagna si palesò i nostri interlocutori portarono quasi contemporaneamente le loro mani a degli astucci da cintura simili a quelli che aveva Valglin, dai quali estrassero una carta ciascuno, simile a quelle che aveva la mia compagna e sulla quale era raffigurata… lei, con la scritta “L’Oscurità”! A sua volta Valglin mostrò loro le sue carte che li rappresentavano sostenendo che lei e loro erano legati da un destino comune. Sorprendentemente gli altri sembrarono accettare la sua supposizione e, una volta raggiunti dall'omone e dagli altri membri del suo gruppo, decisero tutti assieme di andare a discuterne nella locanda presso la quale alloggiavano.
Una volta là, dopo che la mia compagna li convinse a pagarci un pasto (effettivamente era da un paio di giorni che non mangiavamo) ella riuscì a convincerli del fatto che lei conosceva la guaritrice che stavamo cercando e che, se ci avessero presi con loro, quando l'avessero ritrovata sarebbe stato più semplice persuaderla a seguirli fino alla capitale. Dopo un breve consulto gli altri membri del gruppo decisero di accettare la nostra proposta di unirci a loro e si presentarono ad uno ad uno.
Il Re di Spade si chiamava Valkrist ed era un mezzelfo
Il Gryx che rappresentava la Forza si presentò come Bolo
L'Incantatrice era un’elfa di nome Jamilah
Il Mago era uno strano elfo chiamato Draugcaran
Tutti assieme formavano il gruppo di avventurieri noto come “Vox Astra”, dal nome che era inciso sugli astucci che contenevano le carte uguali a quelle in possesso di Valglin e che ciascuno di loro possedeva. Tale nome era inciso anche all'astuccio della mia compagna e quindi accettammo di buon grado di unirci ufficialmente a quel gruppo di avventurieri e fu con tale nome che, il giorno dopo, io e Valglin venimmo inserite nel loro gruppo nelle liste della Gilda degli avventurieri.
La mattina seguente ci recammo tutti assieme in giro per la città con la speranza di trovare qualche informazione utile che ci potesse mettere sulle tracce della guaritrice elfica. Dopo aver visitato nuovamente la gilda degli avventurieri scoprimmo che, per quanto si sapeva, la persona che cercavamo aveva trascorso molto tempo nella biblioteca cittadina, oltre ad essersi prestata a fornire il suo aiuto ad alcune persone: questo però attirò su di lei le attenzioni indesiderate dei preti delle Scritture del Fuoco i quali, probabilmente contrariati del fatto che qualcuno esercitasse la professione del guaritore senza il loro permesso, si dice volessero prendere delle… iniziative contro di lei, salvo poi rimanere con un pugno di mosche in mano quando si accorsero che l’elfa chiamata Nirennìl (questo si dice fosse il suo nome) se n’era andata, così come era venuta, in silenzio. Anche se era opinione comune che la guaritrice, che non aveva fatto mistero con nessuno di voler raggiungere all’estremo nord il territorio di Orbaal, si fosse incamminata lungo il percorso noto come la “Strada delle Pellicce”, forse la meno insidiosa delle due grandi strade carovaniere che collegano Orbaal al regno di Kaldor, utilizzate dalle carovane di mercanti per commerciare con il regno nordico svariati beni tra i quali, soprattutto, pellicce pregiate, da cui il nome del percorso.
Il giorno prima, nella calca che c’era quando la principessa Kataryna aveva affidato alla Gilda l’incarico di cercare la guaritrice, il nome di costei m’era sfuggito ma, come mi spiegò poi Valglin, la quale celava a malapena il suo entusiasmo:
Nirennìl, ovvero “La Signora del Dolore”, è il nome che la madre Elenya usa quando vuole tenere nascosta la sua vera identità! Capisci? È il primo indirizzo concreto che siamo sulle sue tracce da quando sono partita!
Ero felice per lei ma a essere onesta anche un po' invidiosa: Valglin aveva trovato una traccia di colei che cercava mentre io non avevo saputo ancora nulla di mia sorella Sheru…
Dopo aver lasciato la gilda, ci recammo alla biblioteca cittadina, laddove apprendemmo che Nirennìl aveva consultato libri che trattavano di erbe curative e metodi di guarigione e, cosa strana, i più vecchi libri che trattassero di rotte marittime ma, per quanto ci avessimo ragionato su, anche con l’aiuto di un bibliotecario compiacente grazie all’opera di persuasione di Bolo, non riuscimmo a stabilire un nesso logico in questo schema di studi seguito dalla guaritrice. Alla fine, s’era fatto tardi e rientrammo in locanda.
Siccome c’era ancora un po' di tempo prima del tramonto Valkrist, che si comportava come portavoce se non proprio come capo del gruppo, disse che era meglio iniziare i preparativi per la nostra partenza e a tal scopo propose di recarsi da un mercante che lui e gli altri del gruppo evidentemente conoscevano: un tale di nome Lukas Valan per integrare l’equipaggiamento e vedere come organizzarsi per il viaggio che ci aspettava. Il mercante si dimostrò effettivamente molto amichevole e anche particolarmente e, forse, eccessivamente interessato alle “nuove reclute” del gruppo, ovvero io e Valglin, con quest’ultima che praticamente lo ignorò, intenta com’era ad esplorare ogni singolo angolo del negozio mentre io, se avessi avuto la pelle chiara, sarei di sicuro arrossita fino alla punta delle orecchie. Nonostante questo, a parte qualche complimento un po' troppo pesante per i miei gusti, Lukas Valan non si spinse oltre e iniziò a discutere d’affari con il mercante.
Le richieste di Valkrist erano essenzialmente due: la prima era sapere se ci fossero delle carovane in partenza dalla città, alla quale aggregarsi come scorta, in modo tale da dividere le spese con i carovanieri; la seconda era di procurare una scorta di erbe e/o altri intrugli da utilizzare eventualmente durante il viaggio visto che i Vox Astra non avevano un guaritore nelle loro fila. Il mercante chiese un po' di tempo per organizzare le cose e ci chiese di ripassare da lui la mattina dopo. A quel punto s’era fatto tardi e rientrammo in locanda.
Dopo cena, quasi tutti i nostri compagni optarono per andare a riposare, tranne Bolo che sembrava essere un po' annoiato e cercava qualcosa da fare… il suo sguardo si fissò in un angolo della taverna laddove due robusti uomini si stavano confrontando in una gara a braccio di ferro mentre, tutt’attorno a loro, sembrava che alcuni avventori stessero alimentando un giro di scommesse. Il nostro compagnone attese che uno dei due vincesse per poi proporsi come sfidante: dato il suo fisico imponente nessuno all’inizio volle accettare la sfida di Bolo e anche l’entusiasmo degli scommettitori sembrò raffreddarsi, finchè:
Accetto io la tua sfida!
Una possente voce di donna squarciò il silenzio e tutte le teste si girarono in quella direzione: colei che aveva parlato era la donna più muscolosa che avessi mai visto in vita mia! La sua pelle era chiara, i suoi occhi azzurri e i lunghi capelli biondi chiarissimi; sul suo volto un’espressione di sfida anche se, nonostante il fisico prestante, la sua testa arrivava alle spalle di Bolo e il suo corpo era, a occhio e croce, almeno di un terzo meno massiccio del gryx. La massiccia donna era accompagnata da una persona, alta come me e Valglin ed esile come noi: una ragazza credo perché il suo corpo era coperto interamente da dei vestiti neri, guanti compresi, e attorno a lei era drappeggiato un mantello di color rosso vivo anche se sgualcito e usurato dal tempo; da sotto il cappuccio spuntavano delle lunghe ciocche di capelli color del grano maturo e, cosa strana, il volto di costei era coperto completamente da una strana maschera.
Seppi poi che le due erano la guerriera Gunhild e la maga Keeno, due appartenenti al gruppo di avventuriere le “Rose Blu”, composto solo da donne, che avevano deciso di non accettare la missione di ricerca della guaritrice. Mentre il donnone appariva decisa a sfidare Bolo, la sua compagna cercava in tutti i modi di farla desistere finché il Gunhild non si sedette sul tavolo di fronte al gryx, mettendosi in posa per la sfida. Quel gesto riaccese l’entusiasmo degli avventori che ricominciarono i loro giri di scommesse, mentre Valglin si aggirava furtivamente tra loro facendo sparire di quando in quando qualche moneta lasciata incautamente incustodita, io avevo pensato di suonare qualcosa per rallegrare l’atmosfera ma, con tutto il baccano che facevano gli avventori probabilmente nessuno ci avrebbe fatto caso e così lasciai perdere. Prima che iniziassero ho pensato che Bolo e Gunhild dovessero aver concordato una scommessa tra di loro in quanto vidi che entrambi posarono un sacchetto di monete sul tavolo e poi, dopo un richiamo da parte di Mia Grand, la proprietaria della taverna, che ammonì i contendenti riguardo il ripagare eventuali danni, nella sala calò il silenzio…
Non ci fu storia, nonostante gli sforzi Gunhild non fu capace di piegare il braccio di Bolo e, quando quest’ultimo decise di fare sul serio, non sembrò avere grossi problemi a battere la guerriera, per la felicità dei pochi che avevano scommesso su di lui e lo sconforto dei tanti che avevano puntato sulla grande donna. Bolo e Gunhild si stinsero la mano scambiandosi alcune parole che non udii nella confusione generale e poi la guerriera uscì dalla taverna seguita dalla minuta compagna che non lesinava imprecazioni mentre Bolo, evidentemente soddisfatto emise un sonoro sbadiglio prima di prendere le scale che portavano alle camere da letto. Anche io e Valglin, soddisfatta per essersi “guadagnata la giornata”, decidemmo di seguire il suo esempio e andammo a dormire.
La mattina seguente dovevamo recarci nuovamente al negozio di Lukas Valan per vedere se era riuscito a provvedere alle nostre necessita ma, dopo un colossale sbadiglio Bolo disse che non era interessato a venire, certo che i suoi compagni avrebbero provveduto anche per lui, e piuttosto avrebbe fatto un giro per la città per conto suo per cercare delle informazioni che riguardavano una sua questione personale. Essendo forse l’ultima possibilità di cercare qualche indizio che riconducesse a Sheru, dissi che volevo andare con lui, anch’io per cercare informazioni su mia sorella. Sulle prime Valglin sembrava contrariata, dal momento che era la prima volta che ci separavamo da quando ci eravamo conosciute ma, dopo alcuni istanti di riflessione sembrò capire le mie motivazioni; a quel punto si diresse verso Bolo e lo fronteggiò, minacciando di tagliargli gli attributi se mi fosse successo qualcosa! La scena strappò un sorriso, se non proprio una malcelata risata a tutti vedendo quella piccola elfa minacciare l’enorme gryx!
E così ci separammo e assieme al mio grosso compagno ci dirigemmo verso una zona della città nella quale io e Valglin non ci eravamo mai addentrate: forse percependo il mio disagio Bolo mi afferrò senza farmi male e mi mise a sedere sulla sua spalla sinistra, chiedendomi allo stesso tempo:
Come si chiama tua sorella?
Ottenuta la risposta da parte mia, il gryx annuì e, ripetendo il nome di Sheru, quasi volendoselo fissare bene in mente, continuò a camminare addentrandosi ancora di più in quella zona di Tashal. La mia apprensione iniziò ad aumentare quando notai che il mio compagno tendeva a dirigersi verso dei capannelli di persone che la maggior parte della gente avrebbe definito “poco raccomandabili” ma devo dire che, nella maggior parte dei casi costoro tendevano ad allontanarsi quando ci avvicinavamo a loro mentre, a coloro che riuscivano a racimolare abbastanza coraggio da rimanere, Bolo rivolgeva loro una semplice domanda:
Capo tribù orco Ghaur Kut Dum! Sheru Maledàar: come lei ma più grande! Dove sono?
Andandosene subito dopo se non otteneva risposta. Forse la sua fama lo precedeva perché nessuno osava alzare la sua mano contro di lui. Mentre andavamo in giro la mia curiosità prese il sopravvento e trovai il coraggio di chiedergli chi fosse Ghaur Kut Dum. L’espressione del gryx si fece triste, mi prese dolcemente e mi posò a terra per poi sedersi di fronte a me e spiegarmi che Ghaur Mano Nera (questo era il suo nome nel linguaggio comune) era il capo di una tribù di orchi che aveva sterminato tutti gli abitanti del suo villaggio, abitato dalla tribù dei Lupi Grigi, così detta dal nome delle cavalcature che i suoi guerrieri, anch’essi orchi, utilizzavano! Lui si era salvato perché probabilmente l’avevano creduto morto, prima che venisse risvegliato e curato dal suo amico Valkrist, al quale si era poi unito non sapendo dove andare o cosa fare, a parte l’intenzione di ritrovare Mano Nera, sfidarlo e ucciderlo! Per gratitudine gli raccontai anch’io la mia storia e, sedutami nuovamente sulla spalla dell’omone, assieme ricominciammo la nostra ricerca. La quale si rivelò per buona parte infruttuosa finché, verso sera, un uomo ci indirizzò verso un chiosco nel quale venivano servite carne alla griglia, fritture varie e birra a prezzi stracciati: costui ci disse che il proprietario, un tale chiamato Garrosh faccia d’orco forse poteva sapere qualcosa.
Il men che non si dica raggiungemmo il chiosco suddetto dal quale si sprigionava un odore non proprio gradevole, al punto che nemmeno Bolo volle prendere qualcosa da mangiare o bere. Non fu difficile individuare Garrosh, dal momento che era il più grosso e il più brutto di coloro che si trovavano lì: il suo soprannome era meritato ma, per quanto fosse un tipo scorbutico, Bolo fisicamente lo sovrastava perciò il proprietario del chiosco fece buon viso a cattiva sorte ma, tutto ciò che riuscì a dirci fu che:
Non conosco questo Ghaur Kut Dum o Mano Nera se preferite! Tutto quello che posso dirvi è che si possono incontrare alcune tribù di orchi percorrendo la Via di Noron, la strada carovaniera alternativa alla Strada delle Pellicce. Ma della donna dalla pelle scura non so nulla!
E così, entrambi giù di morale per non essere riusciti a trovare nessuna informazione utile, tornammo alla locanda dove, ritrovati gli altri, venimmo a conoscenza che il mercante ci aveva trovato una carovana alla quale potevamo aggregarci come scorta e, più tardi, al sicuro nella nostra stanza, Valglin fece del suo meglio per cercare di sollevarmi il morale, riuscendoci solo in parte. Alla fine, ci addormentammo abbracciate l’una all’altra, come facevamo sempre quando eravamo sicure di non correre pericoli
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